
MILANO - "Camus il primo uomo", libera elaborazione drammaturgica da Albert Camus di Corrado Accodino e Paolo Bignamini, è una riscrittura inedita, il “manoscritto intorno a Camus", quello del sedile posteriore, che sceglie di tenere lo scrittore francese come punto di riferimento ideale e filosofico, raccontando una vicenda (o non-vicenda) originale, una specie di universo della possibilità che non si è verificato, ispirata sia all’opera teatrale Il Malinteso sia all’autobiografia incompiuta Il Primo Uomo. Un “doppio”, o meglio “multiplo”, dramma nel quale vengono portate sulla scena storie speculari, sinistramente simili e ciclicamente analoghe.
Sul palco un uomo e una donna in automobile viaggiano da un tempo indeterminato e senza apparente destinazione. Un viaggio che è un ritorno alle radici e all’origine della vita, oppure un anticipo della morte. Un tracciato di casualità, di destini incrociati, di percorsi possibili, allo stesso tempo concreti e assurdi. Un tentativo di riappropriarsi del senso possibile della vita che l’assurdo e il tragico dell’esistenza negano quotidianamente.
Uno spettacolo per certi versi sfuggente e spiazzante, come possono esserlo i film di David Lynch, perché ha come fondante punto di riferimento il principio assoluto di indeterminazione della realtà, sintetizzato da Camus in una riflessione che ha accompagnato ogni fase della costruzione di questo lavoro: “Non si pensa nello stesso modo la mattina e la sera su una stessa cosa. Ma dov’è il vero? Nel pensiero della notte o nello spirito del mezzogiorno? Due pensieri, due razze di uomini.” Nella scelta di una drammaturgia inedita c’è inoltre tutta l’esigenza di contemporaneità del progetto.
Camus - Il Primo Uomo , di Corrado Accordino e Paolo Bignamini
dal 5 al 23 maggio
Info: www.teatrofilodrammatici.com










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